Quali ladri di polli! sotto la regia delle mafie nelle campagne si ruba di tutto, per un business stimato in 300 milioni l’anno

furtinellecampagneNell’ultimo quinquennio i furti nelle campagne sono diventati un ostacolo sempre più serio allo sviluppo delle imprese agricole.
Da Nord a Sud si ruba di tutto: prodotti, bestiame, impianti di irrigazione, alberi da frutto appena messi a dimora, trattori, prodotti fitosanitari, attrezzature, carburante, rame degli impianti elettrici. E non è roba per ladri improvvisati, ma si tratta di professionisti al soldo di vere e proprie holding della criminalità organizzata, che agiscono prevalentemente su ordinazione.
Il dato è emerso il 12 giugno scorso a L’Aquila, durante il convegno “Agromafie – 6° Rapporto sui crimini agroalimentari in Italia”.
Il Rapporto è frutto del lavoro dell’Osservatorio sulla Criminalità nell’Agricolturaal quale collaborano Coldiretti, Eurispes, Direzione Nazionale Antimafia e Direzione Investigativa Antimafia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Ispettorato Centrale per la Tutela della Qualità, l’Istituto Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari e Alto Commissariato Antiusura e Antiracket.
Dalla lettura dei dati si evince che il fenomeno pone ormai in serie difficoltà tanti imprenditori agricoli, senza contare che molti furti sono in realtà funzionali ad attività estorsive che spesso si concretizzano nella richiesta di un riscatto.
E su questa ultima tipologia di attività criminale non esiste una stima del danno poiché le vittime ammettono ma non denunciano.
L’abigeato, in particolare costituisce una piaga non indifferente perché al danno costituito dai circa 150mila capi rubati annualmente, prevalentemente bovini e suini, ma non mancano equini ed ovini, si somma quello della macellazione clandestina, che avviene al di fuori da qualsiasi controllo veterinario, con carne che finisce sul mercato nero.
Il record nazionale spetta alla Toscana, in particolare alla provincia di Pisa.
Il rame è un altro obiettivo molto ambito dai predoni delle campagne ed a finire nel mirino dei ladri sono contatori, cavi elettrici, generatori di energia, tubi per pannelli solari e fotovoltaici, gronde per serre.
Il fenomeno, fino a meno di un decennio fa localizzato prevalentemente nelle regioni dove storicamente sono nati e si sono radicati i fenomeni a carattere mafioso: Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, oggi è esteso a tutto il territorio nazionale.
Spetta alla Lombardia il palmares dei furti di pannelli solari: nella sola estate del 2017 sono stati denunciati all’autorità giudiziaria, nella sola provincia di Bergamo, sottrazioni per un valore stimato di circa 300mila euro.
Se in Piemonte e Lombardia si razziano prodotti fitosanitari e trattori, in Emilia Romagna si rubano attrezzi agricoli, kiwi e forme di Parmigiano Reggiano.
La situazione più difficile riguarda la Puglia, dove gli agricoltori si sentono in balia dei malviventi e iniziano a rinunciare a presentare le denunce. I furti riguardano olive, mandorle e uva, oltre a rame e mezzi agricoli.
La regione registra il picco dei fenomeni estorsivi, per esempio attuati tagliando i ceppi d’uva a scopo intimidatorio.
Nonostante le numerose pubbliche denunce attuate dalle organizzazioni agricole, i risultati sono decisamente modesti, soprattutto per quanto riguarda non solo il contrasto in sé del fenomeno ma l’individuazione delle bande criminali.
E come conseguenza scatta il fai da te, con ronde notturne e monitoraggi, ma il rapporto sottolinea che non può costituire una soluzione al problema.

ACS

estratto da Agronotizie 17.06.2019